Il pessimo accordo con l’Iran

Povero Israele. La crisi siriana ha richiesto la naturale mediazione dei padroni di Teheran, che però in cambio hanno ottenuto un credito davanti alla comunità internazionale intercedendo a favore del piano di pace proposto dall’inviato delle Nazioni Unite Kofi Annan. Questo è stato il bargain: se l’Iran persuade il presidente Bashar el Assad ad accettare la tregua con l’opposizione armata, allora l’America tratterrà Israele e le sue richieste di attacco preventivo contro il programma atomico iraniano.
11 AGO 20
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Povero Israele. La crisi siriana ha richiesto la naturale mediazione dei padroni di Teheran, che però in cambio hanno ottenuto un credito davanti alla comunità internazionale intercedendo a favore del piano di pace proposto dall’inviato delle Nazioni Unite Kofi Annan. Questo è stato il bargain: se l’Iran persuade il presidente Bashar el Assad ad accettare la tregua con l’opposizione armata, allora l’America tratterrà Israele e le sue richieste di attacco preventivo contro il programma atomico iraniano. Così oggi Teheran siede al primo giorno di negoziati a Istanbul, in Turchia, in una posizione di vantaggio, quando invece avrebbe dovuto avvicinarsi al tavolo negoziale sentendosi sotto pressione.
L’accordo apre tre problemi. Il primo è che la pace ottenuta in Siria è più che fragile: gli scontri tra esercito e ribelli sono già ripresi, non è che il fuoco sta covando sotto la cenere, è proprio che le fiamme si sono soltanto abbassate di poco. Il secondo è che il negoziato a Istanbul sembra congegnato soltanto per far guadagnare tempo a Teheran, con le sue clausole sull’arricchimento massimo dell’uranio, sulle centrifughe, sui siti militari da aprire alle ispezioni e sulla prospettiva di nucleare civile pacifico. Il terzo è che il calcolo è miope. Concedere altro tempo all’Iran sul programma atomico pur di ottenere una mano sulla Siria vuol dire scambiare un problema grave ora per un problema gravissimo in seguito. La guerra civile tra i siriani e gli Assad ricomincerà, i negoziati di Istanbul finiranno e la questione che modella tutta la politica nel Golfo, ovvero la minaccia di un Iran atomico e con un piano d’attacco, non sarà stata risolta. Anzi: ci sarà meno tempo.